E’ davvero indecente che Romano Prodi usi le leve della legge sulla par condicio per impedire al suo rivale di fare campagna elettorale in tv. La par condicio è una legge illiberale, ingiusta in sè, ultraregolatrice, da cambiare. Si giustifica solo in rapporto alla presenza di Silvio Berlusconi in politica. Ma questo tycoon titolare del conflitto d’interessi più fantasmagorico del pianeta è, se paragonato a Prodi, un campione di libertà e tolleranza, nonostante il famigerato editto di Sofia.
Il leader dell’Unione già poco tempo fa aveva lanciato il suo anatema: «A Mediaset non vado. Di certe tv si può fare a meno». In seguito D’Alema, in un’intervista a Panorama, ha dichiarato che il leader dell’opposizione dovrà vendere i suoi canali; cioè, ha sostanzialmente proclamato l’annichilimento sociale, economico e professionale dell’avversario politico. Annichilimento tecnicamente teorizzato anche dal think tank prodiano Governare per. E’ bene raccontare anche che in Rai i presunti veti del Cav. non valgono (dicono i bene informati che ce ne sia stato uno verso la Bonino, puntualmente presente in tv): ad oggi, l’unico politico che ha usato un diritto di veto è stato Massimo D’Alema, a Ballarò, nei confronti del magnate che tutto ha e tutto controlla, ma si fa sbattere fuori dal primo marinaretto che incontra.
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